COP 27: piccoli traguardi o grande beffa?

La ventisettesima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici si è tenuta dal 6 al 18 Novembre a Sharm el-Sheikh.
E’ stata la prima COP ospitata e guidata da un paese africano; ciò ha permesso di ridare voce a paesi che normalmente non sono contemplati nei grandi convegni internazionali.
I temi principali sono stati: mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, uguaglianza di genere, risorse idriche, combustibili fossili, ma soprattutto si è discusso sull’istituzione di un fondo per finanziare i paesi in via di sviluppo che hanno subito “perdite e danni” a causa di inondazioni, frane, terremoti e altri fenomeni disastrosi provocati dal cambiamento climatico.
E proprio nell’ultimo giorno di questa COP è stata confermata la creazione del fondo “loss and damage” pagina importante di storia dei negoziati sul clima.
Sarebbe un lieto fine se non fosse che i paesi finanziatori, identificati tra i paesi più inquinanti al mondo (Stati Uniti, Cina, Giappone …) non hanno concordato quali paesi “meritano” il finanziamento, in che proporzione e soprattutto da dove ricaveranno queste somme ingenti di denaro.
Un secondo retrogusto amaro di questa COP è dato dall’assenza di risultati sul fronte delle emissioni di CO2, vero fulcro del cambiamento climatico.
António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha usato una scioccante metafora per descrivere la situazione climatica: “Siamo su un’autostrada verso l’inferno climatico, e pensiamo di salvarci semplicemente smettendo di premere l’acceleratore. Non è abbastanza.”
Se non si riducono le emissioni è inutile parlare di rimborsi economici e soluzioni per le perdite, si deve agire su mitigazione e adattamento.
Nessun paese è però al passo con l’accordo di Parigi (firmato da 197 paesi nel 2015 per impegnarsi a limitare l’aumento del riscaldamento globale a 1.5°entro il 2030), infatti ad oggi se non si inverte il senso di marcia l’aumento delle temperature raggiungerebbe i 2.8°.
Purtroppo il quadro generale è molto più orientato verso un indebolimento delle ambizioni a causa della crisi di approvvigionamento post-pandemia e della crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina.
“Ci vuole una riduzione delle emissioni molto più veloce e drastica”. L’UE, il Regno Unito e altri stati hanno proposto un nuovo obiettivo: raggiungere il picco di emissioni nel 2025, per poi ridurre, se non interrompere definitivamente, l’utilizzo di combustibili fossili.
Per tenere traccia delle emissioni e per identificarne la provenienza gli Stati Uniti hanno proposto un’iniziativa senza scopo di lucro chiamata “Climate Trace”, in modo da ostacolare il green washing.

Più di cento paesi hanno firmato inoltre il “Methane Pledge” riconoscendo il ruolo chiave che anche il metano ha nell’inquinamento atmosferico. L'obiettivo è di ridurre le emissioni di questo gas di quasi un terzo rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030.
Peccato che gli impegni in merito di combustibili fossili non rientrino nell’accordo finale sottoscritto alla fine di questa COP.
Più volte ripetuto in queste settimane, non può esserci giustizia climatica senza uguale giustizia tra gli esseri umani. Così come non possono esserci soluzioni valide se non si opera alla fonte del problema.
Ne riparleremo tra un anno, dal 30 novembre 2023 alla COP28 di Dubai, quando vedremo i risultati delle decisioni prese quest’oggi.
Questa COP ha avuto perciò un lieto fine? Diteci la vostra.


Commenti